Dichiarazione di voto
Data: 
Martedì, 12 Maggio, 2026
Nome: 
Claudio Michele Stefanazzi

A.C. 2890

 

Grazie, Presidente. Il Partito Democratico voterà convintamente contro questo provvedimento, e lo faremo non per una questione preconcetta o per partito preso, ma a seguito di una serie di riflessioni di natura tecnica, e poi anche, Presidente, per il rispetto che credo sia dovuto anche a quest'Aula parlamentare, che il centrodestra continua a sfregiare ormai da quasi 4 anni. Innanzitutto, ricordiamo, perché tutti gli interventi della maggioranza non sono entrati nel merito di questa importante considerazione, che quello che ci viene chiesto di convertire oggi è un provvedimento che, com'è noto, ha già esaurito la sua principale misura operativa da settimane.

Il taglio delle accise, infatti, che è il cuore del decreto, ha smesso di produrre effetti il 7 aprile. Oggi è il 12 maggio e stiamo convertendo in legge qualcosa che, nella sua componente più rilevante, appartiene già alla storia. Non è, peraltro, una circostanza isolata, perché siamo al terzo intervento del Governo in materia: il decreto di cui stiamo discutendo oggi, il DL n. 42, che proroga le accise fino al 1° maggio, e poi il DL n. 63, che le proroga fino al 10 maggio, ed è stato annunciato un ulteriore provvedimento, che prevede una proroga fino al 22 maggio.

Sono tutti decreti che dimostrano solo una cosa, cioè che questo Governo è capace solo di operare attraverso delle pezze, attraverso dei rattoppi. Nel merito, è vero quello che è stato detto da qualcuno della maggioranza, ci sarebbe davvero poco da dire rispetto a questo provvedimento, però ci sforziamo di entrare nel merito, anche per dare a chi ci ascolta il quadro esatto del contenuto di questo provvedimento.

L'articolo 2 del provvedimento prevede una riduzione delle aliquote di accisa sulla benzina, sul gasolio e sul GPL per 20 giorni, precisamente dal 19 marzo al 7 aprile 2026, di circa 25 centesimi al litro. Quindi, ci troviamo di fronte a un beneficio temporaneo, ma quello che è più grave è un beneficio che tratta nello stesso modo esattamente tutti, cioè tratta il multimilionario, che ha un parco macchine con cui può girare, allo stesso modo del pensionato o del lavoratore monoreddito, che usa la macchina perché senza la macchina non potrebbe andare a lavorare, non potrebbe andare a curarsi, non potrebbe sopravvivere, come spesso accade.

È una misura, quindi, uguale, che non è dipendente dal reddito, dalla situazione familiare o dal bisogno reale dei cittadini. È, permettetemi di dire, esattamente l'opposto di quello che si sarebbe dovuto fare e ci si sarebbe dovuto aspettare da un Governo serio. Questa cosa, badi bene, noi e le altre opposizioni l'avevamo detta prima al Senato e poi alla Camera: avevamo spiegato che, probabilmente, sarebbe stato più opportuno avere una carta carburante, magari vincolata a una soglia ISEE; che sarebbe stato necessario utilizzare questo passaggio per creare una misura redistributiva, che consentisse, sostanzialmente, in una fase storica in cui l'equità non è certamente uno dei capisaldi che anima l'azione del Governo, di garantire un po' di equità.

Invece, il Governo ha fatto una scelta diversa e ha fatto - facciamo attenzione - una scelta di natura politica. Qui la tecnica non c'entra niente. Quando il Fondo monetario internazionale ha detto a Giorgetti “guarda che questo tipo di misure indiscriminate non produce effetti distributivi”, Giorgetti, come gli capita spesso, si è pure incazzato, si è rinzelato, e ha detto, in maniera piuttosto decisa, che questo era vero sotto il profilo tecnico e che la scelta del Governo era una scelta di natura politica. Questa è l'idea della politica del Governo della Meloni: scelte che non hanno niente a che fare con l'equità.

Poi c'è un'altra questione che non può essere sottovalutata e che è stata spesso sottolineata nell'iter parlamentare di questo provvedimento. Anche questo è un tema che ha una natura tecnica, ma anche un risvolto drammatico sulla vita delle persone, perché, quando si annuncia un intervento sul prezzo di un bene in un mercato oligopolistico, direi che è quasi ovvio - banale direi - aspettarsi che gli operatori di quel mercato oligopolistico si mettano insieme e cerchino di trarre profitto. È esattamente quello che è successo. Questa non è una teoria economica, non è un'ipotesi molto complessa da essere approfondita. È quasi - ripeto - un'ovvietà, una banalità. Nonostante ve l'abbiamo detto e nonostante abbiamo cercato di tradurre in emendamento quello che l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ci aveva detto e aveva detto anche al Governo, ancora una volta è stata fatta una scelta di natura politica, una scelta che non ha preso in considerazione nemmeno questa possibilità e ancora una volta ha scaricato sulla pelle dei cittadini, soprattutto di quelli più fragili, una errata valutazione.

Poi c'è un'altra questione particolarmente grave in questo provvedimento ed è probabilmente quella che è politicamente più grave, ma è anche quella che caratterizza in maniera più precisa la storia del Governo Meloni fino adesso, cioè la copertura di questo decreto. Quello che è stato deciso, ancora una volta con una scelta politica, ancora una volta con una scelta che, sotto il profilo tecnico, non ha niente a che fare con la realtà delle cose… Infatti, qui, sì, che esistono teorie economiche che spiegano che i tagli lineari per coprire provvedimenti, che hanno oneri di spesa, sono il peggio a cui si possa ricorrere, perché producono distorsioni e attaccano l'equità che, invece, dovrebbe sostenere qualunque tipo di provvedimento normativo. I 530 milioni di euro, grazie ai quali si è fatto il taglio delle accise, derivano da una serie di tagli che è bene che, ancora una volta, a beneficio di quelli che ascoltano, vengano ripetuti: 86 milioni di euro al Ministero della Salute, di cui 35 sulla prevenzione e promozione della salute e 25 sulla ricerca sanitaria; 20 milioni sull'istruzione del primo e del secondo ciclo; 15 milioni sulla ricerca scientifica e tecnologica; 25 milioni sulla cultura; 96,5 milioni sullo sviluppo e sulla sicurezza della mobilità stradale; 25 milioni sulla cooperazione allo sviluppo. Direi che così sono bravi tutti a trovare e a cercare coperture per provvedimenti di questo tipo.

Dopodiché, la realtà e la verità è che il Governo ha scelto di tagliare la prevenzione sanitaria e ha scelto di tagliare gli interventi sul dissesto idrogeologico che tanto dolore provoca periodicamente soprattutto nelle periferie del nostro Paese. Per l'ennesima volta avete rovesciato le priorità e deciso di adottare un provvedimento che, come abbiamo detto in precedenza, è sostanzialmente inutile, ancora una volta scaricandone i costi sulla collettività.

Ci sarebbe da chiedersi per quale motivo il provvedimento abbia inanellato tutta questa serie di errori di natura politica e soprattutto ci sarebbe da chiedersi perché non avete minimamente preso in considerazione nessuna delle proposte che erano state presentate dal Partito Democratico e dalle opposizioni, a partire dal meccanismo dell'accisa mobile che, utilizzando risorse che entrano nelle casse dello Stato proprio quando i prezzi sono alti, avrebbe potuto generare una ridistribuzione, in modo che il famoso principio dell'equità, che proprio non riesce ad entrarvi in testa, finalmente per una volta sarebbe stato rispettato. L'incredibile è che io credo che il Ministero avesse tutte le capacità per raggiungere e realizzare questo tipo di obiettivo. Ancora una volta ha deciso di non utilizzare uno strumento, che ritengo banale, proprio per una scelta di natura politica. Così come una scelta politica è stata quella di non puntare sugli extraprofitti, perché ancora una volta il Governo ha deciso che era meglio tagliare in maniera lineare sulle esigenze di cittadini, piuttosto che andare a toccare le controparti che evidentemente sono considerate più importanti dei cittadini.

Infine, aggiungiamo un ultimo particolare. Quello che è successo, quello di cui stiamo discutendo in queste ore si può sintetizzare nell'incapacità di questo Governo di prendere in considerazione un dato fondamentale: finché non vi toglierete di mente l'idea che la transizione ecologica sia una bizzarria burocratica di Bruxelles, finché non capiremo che un investimento definitivo in rinnovabili è l'unica alternativa reale che abbiamo per uscire da queste situazioni, saremo continuamente ostaggio di queste oscillazioni dei prezzi dell'energia e di chi - come è stato detto poco fa - addirittura invoca il riacquisto del gas da Putin per risolvere i problemi del costo dell'energia.

Noi voteremo - come ho detto - contro questo provvedimento, lo faremo in maniera convinta e credo che le motivazioni, anche di natura tecnica, che ho esposto fino adesso siano la prova provata che questo Governo, che già non ha mai brillato per capacità di risoluzione dei problemi, ultimamente sia completamente fuori strada. E ho l'impressione che sia il momento che il Governo si faccia da parte, perché credo che il Paese abbia bisogno di ben altro per andare avanti.